sabato 25 luglio 2009

Per il secondo giorno consecutivo il SECOLO si interessa al Porto di Lavagna......hanno compreso che Mazreku è al capolinea ?

Ieri il SECOLO XIX si era interessato a Lavagna in maniera ampia (si veda l'articolo riportato in data sabato 25 luglio); oggi ritorna sul tema scottante del porto "virtuale" (poichè mai collaudato e mai verificato) e presenta le dichiarazioni programmatiche dei nuovi soggetti imprenditoriali che esprimono le loro intenzioni progettuali per "il bene della città di Lavagna"!

A lato compare un'intervista al Mazreku che introduce il termine "illegittimo"!!

Detto da lui, che delle leggi e della mancata osservanza delle stesse è un "professionista" ovunque indagato..........è per lo meno singolare.


Un commento particolare deve essere rivolto alla citazione di un soggetto: DOMENICO PODESTA' che compare nella stessa pagina in fondo in un articolo breve dal titolo: "COMUNE- DIRETTORE VERTICE SICUREZZA".


Il Domenico Podestà citato altri non è che quel funzionario dirigente del comune di Lavagna che, a soli tre giorni dall'andata in pensione, pensò bene di "soddisfare" le richieste illegali di Mazreku emettendo quel documento "dirigenziale" con cui il Mazreku e la sua società Porto di Lavagna spa entrarono in porto assumendone la gestione...................... E pensare che "era andato in pensione" !!
Uno spazio è poi dedicato a Vaccarezza, il sindaco, che dichiara (trionfante ?): <<chi sosteneva che i giochi fossero chiusi dovrà ricredersi!>>..................
Alcune domande sorgono spontanee:
Lo sa, il sindaco, che gli utenti del porto sono titolari di "Proprietà superficiaria" fino al 2024 ?
Lo sa che non può fare accordi con chicchessia senza interpellarli ?
Lo sa che è inutile che riceva i commercianti illudendoli di essere in grado di trovare la "soluzione" ?
Sembra che non lo comprenda proprio come è messo il porto sotto il profilo della legittimità !





Il SECOLO XIX inizia ad interessarsi del porto di Lavagna..................qual'è la ragione ?

Il "quotidiano più letto del Levante" ha deciso di interessarsi di Lavagna e del Tigullio in generale per fare una "marchetta" al "Claudio dei giusti".
Potrebbe anche sembrare una cosa normale: attività di cronaca mista a funzione mediatica.
La verità è però tutta da un'altra parte: la campagna elettorale della primavera prossima in cui il presidente uscente Claudio Burlando, già PCI, poi DS, ora PD con vocazione ad andare su una lista civica aperta a tutti, persino ai borghesi conservatori.......ha bisogno di prendere voti un po' dappertutto non potendo confidare oltre misura su quelle aree geografiche un tempo rigorosamente sinistroidi. Il sig. Burlando, troppo spesso considerato erroneamente un "allocco", si muove ovunque a raccattare sostegni forte di una invidiabile capacità di mentire e mentire e mentire ancora.
Qui sorge il problema vero, poichè la capacità di mentire è alta (e quindi offre risultati positivi) quando gli interlocutori sono sciocchi, oppure in stato di bisogno, oppure corrotti col potere che stà "mentendo". Nell'articolo riportato sotto, la "marchetta" del SECOLO è totale, perchè si permette di raccontare, ricopiando una velina ufficiale, le sparate irrealizzabili che quei sei nullafacenti fotografati al tavolo di coloro che contano vogliono spacciare per buone.
Il tunnel di Rapallo è opera utilissima e necessaria, ma prima che dia i suoi benefici risultati occorreranno non meno di sei sette anni, nel frattempo il 90% dell'economia di area sarà distrutto e tutti faranno la fine della presidente degli industriali, la sig. Garbarino (in foto nel gruppo), che ha chiesto aiuto alle casse pubbliche per la sua azienda decotta e forse più!
La colmata di Lavagna è un'opera demenziale che richiederà non meno di dieci anni per la sua completa realizzazione e che darà cento problemi e zero vantaggi! Costruiranno il depuratore consorziale che raccoglierà però la merda dell'intera riviera e la scaricherà in mare davanti al porto, così IRIDE sarà lieta; IDROTIGULLIO anche e così pure VEOLIA.
Il depuratore in Fontanabuona, che renderebbe vantaggi enormi e che aveva trovato il consenso di Burlando e Repetto è stato letteralmete stoppato dal potere corruttivo delle compagnie delle acque!!
La Piana del Seriallo è liquidabile con una semplice parola: barzelletta! Il sindaco di Leivi e Burlando sanno bene di che si tratta e canzonano il mondo con le loro affermazioni.
La messa in sicurezza dell'Entella, già fortemente compromessa dal Porto di Lavagna, è il vero problema di Burlando che deve "fare cassa" con la speculazione della colmata e con il progetto di Lavagna Futura che vedremo in un altro articolo. Entrambi i progetti sono vincolati alla messa in sicurezza del torrente. Qui si giocherà il futuro del Levante ed il futuro dei "fondi neri" della sinistra al governo della regione.
Le ultime elezioni comunali di Lavagna la dicono lunga sulla questione, in particolare se si esaminano i gruppi di pressione che hanno sponsorizzato Vaccarezza e ne hanno determinato la rielezione.

martedì 21 luglio 2009

Lavagna Futura...i metodi BNC!!






Qualche informazione dall'archivio del CORRIERE DELLA SERA:


IL CASO Da Ligato a Necci, la lunga storia della cogestione Promozioni facili, prepensionamenti vantaggiosi. Cosi' i vertici delle Ferrovie decidevano tutto insieme con i sindacati Gallori, ex leader dei macchinisti: "Quel ministro ha ragione, mai visto lavorare un sindacalista. Se il padrone si veste da compagno sono guai" ROMA - "Burlando ha ragione. Mai un ferroviere andato a fare il sindacalista e' tornato a lavorare", dice Ezio Gallori, ferroviere in pensione e mitico fondatore del Comu, il sindacato autonomo dei macchinisti. Poche asciutte parole per condividere la denuncia del ministro sul consociativismo sindacale. E del resto, che ha detto di nuovo Burlando? Nulla. Il presepio e' noto da anni: le Ferrovie impastate di consociativismo, i sindacati che comandano e l'azienda che obbedisce senza battere ciglio, pronta a passare all'incasso quando tocchera' a loro, i sindacalisti con carriera assicurata, obbedire disciplinatamente in nome e per conto di tutti i lavoratori. Lui, Gallori, non si stanca di ripeterlo: "Ho sempre detto ai miei compagni di lavoro una cosa: il giorno che non mi vedete piu' fare i turni sulla locomotiva cominciate a dubitare di me". Gallori e' andato in pensione come macchinista, settimo livello era e settimo livello e' rimasto, "eppure se volevo diventare dirigente le mie brave propostine le ho avute anch'io, stia tranquillo". E come dubitarne? Basta buttare un'occhiata alla recente storia delle Ferrovie. Ricordate dieci anni fa il consiglio d'amministrazione lottizzato con Lodovico Ligato alla presidenza? Pieno di sindacalisti diventati manager: Giulio Caporali veniva dalla scuola di management della Cgil, Ruggero Ravenna veniva dalla Uil, Pietro Merli Brandini dalla Cisl e Antonio Caldoro, in quota socialista, era un ferroviere. Poi venne Lorenzo Necci, e le Fs passarono dalla gestione partitocratica esplicita (verrebbe da dire trasparente) a un piu' moderno stile manageriale. Le carriere dei sindacalisti sono cosi' passate dalla contrattazione politica alla trattativa diretta. Luciano Mancini, per lunghi anni leader dei ferrovieri della Cgil, un bel giorno fu assunto da Necci come dirigente delle Fs, azienda in cui mai aveva lavorato, e paracadutato alla presidenza della Sogin, la societa' dei pullman, una delle diversificazioni societarie delle Ferrovie contro le quali oggi la Cgil tuona mettendo Necci sotto accusa. E Gaetano Arconti, leader dei ferrovieri Cisl, e' diventato anche lui dirigente, gratificato della presidenza della Fondazione Bnc, cassaforte delle azioni della Banca nazionale delle comunicazioni. E Gian Carlo Aiazzi della Uil? Promosso. E Sante Bianchini della Cisl? Promosso. E Luigi Di Giovanni della Cisl? Alto dirigente delle Fs. Dietro ciascun nome c'e' una storia personale, ciascuno trovera' il modo di protestare, di trovare ingiusta l'inclusione nell'elenco dei sindacalisti beneficiati da Necci, di dire che in fondo anche chi fa sindacato ha diritto alla carriera. Eppure, a torto o a ragione, non si puo' non constatare che questi nomi simboleggiano per tutti i ferrovieri una chiara realta': il sindacato non e' un impegno di mutuo soccorso ma una strada per far carriera e accumulare potere. Sarebbe pero' ingiusto dare tutta la colpa a vertici sindacali in deficit di moralita', come se i ferrovieri fossero le loro vittime. Il consociativismo sindacale e' infatti un fenomeno di massa. Quanti sono i dipendenti delle Fs che non lavorano grazie ai permessi sindacali? Migliaia. E quanti sono gli iscritti al sindacato che hanno trovato il modo di incassare una promozioncina? Migliaia. Tutto si tiene, insomma, e non c'e' consociativismo senza consenso. Lo sapeva bene Lorenzo Necci: quando ebbe l'idea di prepensionare 90 mila ferrovieri scaricandone il costo sull'Inps, fu bravissimo a ottenere l'assenso dei sindacati. Prima mossa: prepensionamenti vantaggiosi e solo volontari, serviti a mandare a casa macchinisti di 45 anni e a tenersi gli impiegati di 58. Seconda mossa: accompagnare gli esodi con aumenti di stipendio per chi restava, cosicche' il costo del lavoro per le Fs e' rimasto praticamente lo stesso con il personale quasi dimezzato, mentre oggi un ferroviere costa mediamente quasi come due addetti all'industria. Terza mossa, il capolavoro: un accordo sindacale (tutti i ferrovieri ne ricordano la data, 26 ottobre 1990), che metteva insieme il consenso dei sindacati ai prepensionamenti e l'impegno dell'azienda a garantire la promozione a tutti i dipendenti in distacco sindacale. Qui il consociativismo e' scritto e sottoscritto. Dopo quell'accordo dalle segreterie di Cgil, Cisl e Uil sono partite le lettere (ufficiali) alle Fs con le liste degli iscritti da promuovere. Promozioni a tutti i livelli: da ausiliario a assistente di stazione, da assistente di stazione a capo gestione, da macchinista a capo deposito, da deviatore capo a segretario, da operaio a segretario. Migliaia di promozioni. Poi il sistema si e' perfezionato contrattando direttamente le promozioni di massa scritte nel contratto di lavoro, cioe' automatiche: ne sono scattate diecimila (su 125 mila dipendenti) solo nel '96. Cosi' si capisce perche', quando il governo ha detto che e' forse meglio voltare pagina, e' scattata la "rabbia dei ferrovieri": a qualcuno comincia a venire il dubbio che quel Bengodi dello strapotere sindacale nascondesse la fregatura. Il pensionato Gallori non ha dubbi: "Io l'ho sempre pensato e l'ho sempre detto: quando il padrone si veste da compagno cominciano i guai. Lo dissi a Montagnoli Willy, rappresentante dei macchinisti Cgil, il giorno che lo vidi al di la' del tavolo: era passato nello staff di Cesare Vaciago, il direttore generale delle Fs, la nostra controparte. Gli dissi: bravo, t'e' bastato fare un salto di un metro e mezzo".

Meletti Giorgio

Pagina 5
(4 febbraio 1997) - Corriere della Sera



Una schiera di nullafacenti si appresta ad entrare in "gioco" a Lavagna per prendersi i "benefici" del porto a danno della popolazione.


Chi sono i soci dell'impresa "RAMON"?

Chi è PATRIZIA BARONI ?

Non bastava Porto di Lavagna spa a dissanguare le casse pubbliche ?

ARMANINO che dice ? Segue il diktat come Federzoni e Greganti ?

domenica 19 luglio 2009

La risposta di Mazreku non si è fatta attendere.....occorre ora qualche spiegazione !!

Tutto come da copione: si fanno i gruppi antagonisti in casa...................
Coloro che hanno seguito un poco le vicende del porto, almeno dal 1997, hanno ben compreso che questa struttura nasce e si sviluppa con l'intento di "fare cassa" e nulla più!
Al momento del subentro di Porto di Lavagna spa, che assunse il fallimento di Cala dei Genovesi, emerse come il Mazreku fosse una "testa di legno" creata a ragione di una possibile "presa" del comando del porto proprio per realizzare il progetto di "fare cassa", imponendo quei pagamenti non dovuti di cui oggi iniziano i giudizi di ripetizione degli indebiti.
Allora il Mazreku, così come ancora adesso, era pilotato da una struttura politica "sommersa".
Questa innovativa cordata diretta e guidata dal commercialista Luglio ripete, con la medesima modalità, l'avvento della Porto di Lavagna spa.

Il capocordata rappresenta sostanzialmente una appendice del sistema finanziario prima del PCI e poi DS, essendo presidente del collegio sindacale di FONDAZIONE BNC; banca nota come appartenente alla struttura finanziaria vicina a Claudio Burlando.
Ennio Celio Luglio oggi risponde al "padrone" Burlando, così come fece Mazreku nel 1997, allorchè Burlando era, tra l'altro, presidente di banca BNC oltrechè ministro dei Trasporti.

Si preparano quindi nuovi scenari se solo vogliamo ricordare il caso Greganti e la scalata dei comunisti alle banche italiane; le strane associazioni tra i "difensori del popolo" e i mafiosi di primissima grandezza; lo stalinismo di potere dei "finti comunisti" e la credulità eccessiva dei poveri cristi che vedevano in quegli elementi (D'Alema & Co.) i salvatori delle loro povere e tristi esistenze.

Sorge la necessità di fare chiarezza, una volta per tutte, sulla ragione per cui i dirigenti stalinisti nostrani hanno sempre avuto bisogno dei contatti forti con la mafia e con gli uomini che la conducevano.

Quando l'Italia era politicamente divisa in due forti raggruppamenti - quello democristiano e quello comunista - potevamo osservare con estrema semplicità che il primo dei due, quello diccì, aveva "sostenitori economici" assai ben visibili come detentori di capitali ingenti, e poteva poi beneficiare economicamente di una parte nascosta, ma marginale, (in cui forse si poteva nascondere il capitale sporco di origigne mafiosa, da sempre esitente) .
Il partito comunista, nel medesimo periodo, decantava la sua "radicale" indipendenza dal capitale che - così raccontavano ai creduloni - era supportata dall'impegno volontaristico degli iscritti e dalle loro modeste dazioni.
Volevano far credere che le sagre paesane e le iscrizioni annuali al partito portavano alle casse del PCI i miliardi necessari a mantenere in piedi l'attività politica!!!
Qualcuno era così sciocco da crederci, fintantochè non scoppiò lo scandalo della scalata alle banche realizzato da truffatori di alto livello e da gregari politici che si sarebbero fatti tritare i testicoli piuttosto che dichiarare apertamente le porcate che facevano (Primo Greganti & Co).
La vicenda assai recente ( i rinvii a giudizio sono datati alcuni giorni or sono) cosiddetta "MENSOPOLI", mostra con tutta evidenza il solito naturale disegno del partito: una banda di truffatori, uno o più mafiosi, il Greganti di turno che in questo caso si chiama Federzoni!
Nella questione di Lavagna, dove il gruppo di potere politico stalinista locale impone le sue regole - le solite, quelle dei bilanci nascosti e delle tangenti - , prima venne messo in pista il Mazreku, oggi, per meglio tutelarsi, ecco la "seconda scelta" rappresentato da BNC (attraverso Luglio & Co) che si prepara ad intorbidire le acque e dove il Greganti di turno (che qui si chiama Armanino) è pronto a "ripulirle"!

Emerge quindi bene il "disegno generale economico" comunista, tenuto in piedi da decenni, che si ritrova radicato in regione Liguria e nel comune di Lavagna:
1-dichiararsi (a chiacchiere) nemici della mafia;
2-stringere invece patti economici forti e segreti con i mafiosi;
3-danneggiare le aziende "sane" nel loro sviluppo per evidente concorrenza sleale;
4-raccogliere le tangenti che sono il vero supporto economico del partito:
5-"punire" i detentori di capitale non mafioso e l'economia in generale;
6-ergersi infine difensori dei lavoratori allorquando l'economia sana precipita !

La sintesi dei fatti è necessariamente estrema, ma se qualcuno vorrà averne ampie delucidazioni, non ha che da seguire i prossimi interventi di ORAS.

martedì 14 luglio 2009

Facebook | Depuratore a Lavagna ?? NO GRAZIE !!!!

Facebook | Depuratore a Lavagna ?? NO GRAZIE !!!!

Dal SECOLO XIX di oggi 14 luglio 2009 - Incredibile !


Il SECOLO XIX si mostra attento ai problemi del porto di Lavagna con l'articolo soprariportato, questo fatto suscita in molti estremo stupore!
Le vicende che riguardano le "turbe amministrative" in corso e quelle in arrivo divengono oggi di interesse del quotidiano che, assai spesso, trascura le notizie per fornire spazio alle veline dell'amministrazione o del gestore del porto.

venerdì 3 luglio 2009

Il documento di "osservazione"protocollato ieri




ORAS

Al comune di Lavagna

OSSERVAZIONI SU:

“PROGETTO DI SVILUPPO E RILANCIO DEL PORTO TURISTICO DI LAVAGNA”

L'associazione ORAS sviluppa da tempo un profondo interesse verso la struttura turistica/nautica definita “Porto di Lavagna” e ne ha maturato una conoscenza piena ed esaustiva di tutti gli aspetti ad essa collegati.
Il gestore - Porto di Lavagna spa - ha tentato di contrastare l'attività dell'associazione usando ogni mezzo e giungendo persino ad adire il tribunale civile di Chiavari e quelli penali di Chiavari e Genova.
In tutti questi ambiti giudiziari la Porto di Lavagna spa ha ricavato esiti sfavorevoli ed assai prevedibili ben prima per chi, come ORAS, era a conoscenza della verità data dai fatti ma falsamente presentata da Porto spa.
Le imminenti sentenze civili e penali, dimostreranno oltre ogni ragionevole dubbio la bontà delle tesi sostenute da ORAS, presentando quindi scenari che prima non erano prevedibili e che produrranno eventi innovativi.
Nel contempo la Porto di Lavagna spa diffondeva false informazioni agli utenti della struttura ed ai cittadini del comprensorio tigullino trovando la silenziosa e quindi accondiscendente posizione dell'amministrazione pubblica lavagnese.
Anzi, in realtà, l'amministrazione comunale ha spesso annunciato alla stampa di
aver proceduto “nelle sedi giudiziarie opportune” ( si vedano al proposito le dichiarazioni di Vaccarezza, Mordini, Armanino) per la difesa della bontà dell'azione amministrativa che ORAS avrebbe (a loro dire) criticato e falsamente
pubblicizzato, ma, ad oggi, non si hanno notizie.
I due soggetti (Mazreku e Vaccarezza) che oggi troviamo interessati alla conclusione del progetto sul porto, annunciato nell'ormai lontano 2007, hanno quindi tenuto posizioni conniventi.
Il Comune di Lavagna e Porto spa si sono così mostrati assieme a percorrere un sentiero assai impervio e destinato ad una faticosa e quasi improponibile soluzione.
L'attività di ORAS è stata connotata da calma, pazienza e costanza (nonostante gli attacchi violenti dell'amministrazione comunale e del gestore) ed ha dato frutti significativi apprezzati da tutti coloro che hanno realmente a cuore il porto ed il naturale beneficio che lo stesso potrebbe dare al comprensorio.
Gli utenti del porto associati ad ORAS hanno poi dato alla stessa il mandato di procedere contro il gestore, per la ripetizione delle somme che essi hanno indebitamente pagato alla stessa Porto di Lavagna spa.

Fatte questa doverose premesse, appare di tutta evidenza che un soggetto aventela posizione statutaria di difesa dell'interesse diffuso come ORAS, non poteva sottrarsi a dare corso al mandato degli iscritti di interessarsi positivamente alla soluzione della ormai annosa e lacerata vicenda del porto.
Da questo sono scaturite le osservazioni qui di seguito espresse che sorgono dalla
attenta lettura dei documenti disponibili in comune:
1) Dice Porto spa a pagina 2 della presentazione: “la causa principale del ritardo nel raggiungere una piena ed ottima funzionalità del porto deriva dalle note vicende relative alla passata gestione che si è rivelata incapace di rispettare i propri impegni e che ha realizzato una struttura più simile ad un ricovero che ad un Marina ....... “ ma questo è falso ed obbliga alla descrizione della causa principale che si trova nel fallimento chiesto e fortemente voluto dal consigliere comunale Armanino autore della denuncia al Tribunale di Milano dal quale scaturì il danno di almeno 350 miliardi di lire che venne pagato dalle casse dello Stato e dagli utenti che dovettero ripagare ciò di cui già avevano già il possesso.
2) Dice Porto spa a pag 3: “Così ad esempio il nuovo sovra piastra, gestito dal comune di Lavagna................................” ma con quali soldi il comune di Lavagna potrà mai gestire il sovra piastra se il bilancio dello stesso ente è assai prossimo al limite e se a cinque anni dal primo mandato la stessa amministrazione ancora non ha risolto i problemi rappresentati dagli immobili in stato di evidente abbandono che circondano la sovra piastra in discussione ? Forse che i proprietari delle aree in questione sono stati chiamati a partecipare alla stesura del protocollo ?
3) Dice Porto spa a pag 5: “La Pubblica Amministrazione decise di delegare ai prescelti operatori qualificati la funzione di arricchimento e di implementazione della costa nazionale a fronte del diritto di questi ultimi di sfruttare le risorse ricevute.......” ma la Pubblica Amministrazione decise anche, così come si evidenzia secondo un’autorevole giurisprudenza del Consiglio di Stato, che il c.d. diritto di insistenza può assumere caratteristiche di compatibilità con i principi
comunitari di parità di trattamento, eguaglianza, non discriminazione, adeguata pubblicità e trasparenza solo nell’ipotesi in cui rivesta carattere residuale e sussidiario.
Dov'è il carattere residuale e sussidiario nel protocollo che parte proprio dalla violenza del diritto amministrativo inventandosi un prolungamento della concessione ?
Dov'è la “gara” internazionale che nel maldestro tentativo di “prolungare la concessione” non appare ?
Dov'è la trasparenza se ancora oggi, a cinque anni dall'insediamento del gestore, manca la pubblicizzazione della procedura e della raccolta delle informazioni che avrebbero “qualificato e garantito” la Porto spa ed il suo amministratore
delegato J.R.Mazreku ?
4) Dice Porto spa a pag 9: “ Gli interventi eseguiti sulla diga foranea esulano da qualsiasi riduttivo concetto di manutenzione, più o meno ordinaria, riconducibili agli oneri di cui all'originario provvedimento concessorio........”
Ma allora perchè il comune concesse l'autorizzazione al gestore di fare “manutenzione straordinaria” alla diga foranea quando avrebbe invece dovuto indire una gara ?
Ma allora perchè il comune non riprende i documenti del 2005, li rilegge con attenzione e comprende finalmente con chi ha a che fare, ossia con un soggetto inaffidabile ?
Ma allora perchè il comune non ispeziona la mantellata di marmo bianco (dichiarata e verificata come composta da “massi di colore grigio”!) e verifica l'ampiezza del collassamento a soli due anni dal termine dei lavori ?
5) Dice Porto spa a pag 10: “simili nuovi progetti sono già stati riconosciuti e accettati dal comune di Lavagna come elementi del rilancio dell'attività portuale, destinati ad essere bilanciati da un'estensione temporale della concessione che consenta a Porto di Lavagna spa di recuperare gli investimenti sostenuti.....” ma allora il comune di Lavagna non legge le carte che firma ?
Lo sa che cosa è il diritto di insistenza di cui sopra accennato ?
Capisce che cosa significa “residuale e sussidiario” ?
Che valore e significato attribuisce a “bilanciare” ?
Gli investimenti sostenuti a Lavagna da Porto spa fino ad oggi a quanto ammontano ?
Il comune ne è al corrente ?
Gli utenti del porto che hanno sostenuto totalmente gli “investimenti” della Porto spa hanno partecipato alla stesura del protocollo ?
Il comune è al corrente che a fronte di un impegno di assunzione fallimentare di 57 miliardi di lire, regolarmente incassati dagli utenti con la vendita delle proprietà superficiarie, la Porto spa ha in effetti “sborsato” solo 40 miliardi ?
Qual'è allora l'investimento della Porto spa?
Il comune sa che i lavori dallo stesso autorizzati come di “manutenzione straordinaria” (e oggi dichiarati tutt'altro) sono stati pagati dagli utenti ?
Il comune lo sa che quegli stessi lavori, ordinati cinque anni prima dal contrammiraglio Pollastrini, vennero già pagati una prima volta dagli utenti all'atto dell'acquisto delle proprietà superficiarie ?
6) Dice Porto spa a pag 11: “si rimanda all'esame dei prospetti......E' immediatamente percepibile la differenza strutturale delle due opere, tale da implicare un aumento dei volumi......che sottintendono una ristrutturazione non limitata ad un semplice ripristino dello status quo ante, bensì un manufatto oggettivamente e funzionalmente diverso....”
Ma non era soggetta a gara ?
Ma non era soggetta a VIA ?
Ma una P.A. può avere rapporti con un soggetto che sovverte violentemente il senso ed il significato della massa documentale intrattenuta con la medesima P.A. ?
7) Dice Porto spa a pag 15: “con riferimento al programma di ripascimento...........è più pratico e funzionale che sia la stessa Autorità a comunicare l'importo del contributo.............le parti abbandoneranno il contenzioso tuttora pendente avente ad oggetto proprio l'intervento sul litorale.....”
Ma il tribunale di Genova aveva o no condannato il concessionario al ripascimento ?
Il comune come intende risolvere il contenzioso pendente, che tra l'altro vede coivolti soggetti terzi al protocollo, vista la spaventosa rimessa delle casse comunali sul contenzioso ICI ?
Il comune come intende risolvere il debito pregresso del gestore per i dieci anni in cui non ha provveduto a ripascere il litorale ?
Il comune ha dichiarato alla stampa (Armanino-Il Secolo XIX) di aver utilizzato danaro pubblico per ripascere nell'anno in corso; come intende recuperare la somma illegalmente addebitata ai cittadini poiché già era efficace la sentenza del tribunale di Genova ?
8) Dice Porto spa a pag 17: “così come previsto dai colloqui con le rappresentanze sindacali locali......................l'offerta di lavoro sia diretta prioritariamente alla città.............sicuramente occasione d'impiego per i giovani della zona.....potranno conciliare lo studio con un impegno part time.....”
Ma i sindacalisti sanno con chi si stanno rapportando ?
Ma i sindacalisti sanno chi è Mazreku ?
Ma i sindacalisti sono a conoscenza delle sue vicende giudiziarie e della certa, assoluta e radicata propensione a non mantenere mai alcun accordo per indubitabile formazione caratteriologica ?
Ma i sindacalisti pensano che dare “incarichi” nei due mesi estivi a qualche studente sia il paradigma del “fare impresa” ?
Ma i sindacalisti sanno indicare almeno un solo esempio di impresa che veda Mazreku quale “generatore di profili di indirizzo” ?
Ma i sindacalisti, e con essi il sindaco Vaccarezza che proviene da quell'ambito, sanno quali responsabilità si stanno assumendo se non intervengono riflettendo adeguatamente sulle sciocchezze contenute nel testo sottoposto ad osservazione ?
9) Dice Porto spa a pag. 20: “Porto spa acquisterà uno speciale pontoon boat/navetta che sarà devoluto al Comune......che trasporterà il pubblico dalla testa del pontile “A” al martello della diga foranea.....”
Ma il comune con quali danari gestirà il costo della “navetta” ?
Ma la passeggiata di un km e mezzo realizzata sul masso di coronamento a che serve ?
Ma la gestione della sicurezza e della manutenzione di tale spropositato elemento architettonico chi se la accollerà, visto che il protocollo indica, a pag 21, che ordinaria e straordinaria manutenzione sono a carico delle casse pubbliche e che le stesse, come è ben noto, sono da tempo asfittiche ?

Trascurando ora la disamina delle successive pagine che riguardano una volgare
rivisitazione del principio generale della concessione di un bene pubblico, del quale evidentemente Mazreku non conosce il fondamento costituzionale, è opportuno chiudere queste osservazioni con alcuni passaggi di ordine generale.

Dalla lettura della G.U.E. n. 66/2003 emerge che l’Amministrazione “deve tenere nella dovuta considerazione il ragionevole affidamento ingenerato negli amministrati dai suoi atti, garantendo al cittadino la conservazione della posizione giuridica di vantaggio che gli è stata attribuita mediante il provvedimento amministrativo.”
Appare di tutta evidenza, sin dal principio della gestione Vaccarezza, che la “posizione giuridica di vantaggio” citata nel testo suriportato, è certamente mancante in tutta la vicenda portuale di Lavagna.
Esiste poi una indicazione di gestione del demanio marittimo che le norme italiane specificano come al seguito:
Con cadenza annuale sarà inviata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Regione dettagliata relazione in ordine alle pratiche evase e ai canoni imposti, al fine di consentire l'adozione dei decreti per l'attribuzione di beni e risorse corrispondenti a quelli utilizzati dallo Stato per l'esercizio delle medesime funzioni e compiti prima del trasferimento.”
Quando accadrà che il sindaco darà comunicazione pubblica della documentazione succitata così che il cittadino, proprietario del bene in concessione, possa essere edotto di quanto beneficio economico ricavi la città e/o lo Stato dal porto ?
Un'ultima osservazione è offerta dall'importo aggiornato dell'intero investimento che ammonta a euro 51,074,463,08 così come si legge a pag. 36 del documento di Porto spa.
E' di tutta evidenza che la storia del porto di Lavagna indica con chiarezza come il Mazreku non abbia mai fatto alcun investimento nella struttura.
La stessa assunzione del fallimento è li a darne chiarissima indicazione.
Il Mazreku ha “preso” il porto senza sborsare neppure una lira, anzi ne è entrato con un vantaggio economico di molti miliardi di lire.
Il Mazreku ha “preso” i danari necessari all'assunzione dalle tasche degli utenti e
così pure ha fatto per altre successive situazioni.
Il Mazreku, contrastando il dettato normativo del “diritto di insistenza”, anzi sovvertendolo, indica il prolungamento della concessione quale portatore di valore fondamentale dell'accordo e non come “residuale e sussidiario”.
Il Mazreku, non ha caratteristiche di imprenditore, non ha profilo di gestore di impresa, è un semplice ed esclusivo amministratore di condominio.
Questa figura non è ciò che il testo generale della concessione dei beni dello Stato
indica come possessore delle capacità qualitative di un concessionario.
La P.A. di Lavagna, apparsa sempre assai debole nei suoi confronti, non tutela minimamente il bene pubblico e gli interessi della collettività nel momento in cui intende proporre il testo oggi osservato alla valutazione pre/autorizzativa.
ORAS
a.p.